Counseling e riconoscimento: cosa dice la legge italiana

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Il counseling è una professione che si sta affermando sempre di più in Italia.

C’è un numero crescente di professionisti che scelgono questa carriera per aiutare le persone ad affrontare le sfide della vita quotidiana, migliorare il benessere emotivo e gestire situazioni di stress. Tuttavia, come per ogni attività professionale, è essenziale comprendere l’inquadramento legislativo che regola la figura del counselor, al fine di garantire la tutela sia dei professionisti che degli utenti.

Chi è il counselor e qual è il suo ruolo

Il counselor è un professionista che offre supporto e accompagnamento alle persone, senza intervenire in modo terapeutico, ma lavorando per migliorare la qualità della vita. A differenza dello psicologo o dello psicoterapeuta, il counselor non è un professionista sanitario. Il counselor è una figura che si occupa di accompagnare l’individuo nella comprensione e nella risoluzione di difficoltà legate a temi pratici e quotidiani: la gestione dello stress, la comunicazione efficace, il miglioramento delle relazioni interpersonali, la gestione delle emozioni e la crescita personale.

L’inquadramento normativo del counselor in Italia

In Italia, la professione di counselor è riconosciuta come professione di supporto. Il counselor può operare in Italia seguendo alcune linee guida che derivano da normative generali e da regolamenti di associazioni professionali di categoria.

Una delle leggi più rilevanti per il counseling è la Legge n. 4/2013, che regola le professioni non organizzate in ordini o collegi, come appunto quella del counselor. Questa legge riconosce l’importanza di professioni legate al benessere delle persone, ma che non rientrano nell’ambito sanitario. La legge consente alle associazioni professionali di istituire albi professionali o elenchi dei professionisti, stabilendo criteri di formazione, aggiornamento professionale e deontologia.

In questo contesto, molte associazioni italiane hanno stabilito requisiti specifici di formazione e una serie di linee guida etiche per i counselor. Queste norme e regole sono importanti per garantire un alto standard di professionalità e proteggere gli utenti.

Le associazioni professionali di counselor sono molto attive anche nella definizione di un codice deontologico che stabilisce le norme etiche e comportamentali a cui ogni counselor deve attenersi, inclusi i doveri di riservatezza, l’imparzialità, la responsabilità e il rispetto per la dignità e l’autonomia dell’individuo. Il codice deontologico stabilisce inoltre che il counselor non può mai esercitare la professione al di fuori delle proprie competenze, evitando di entrare in ambiti riservati agli psicologi, psichiatri o terapeuti.

La formazione e le associazioni professionali

Pur non esistendo una normativa nazionale, la legge 4/2013 ha fatto sì che molte scuole di counseling e istituti accreditati si arrivassero per offrire percorsi formativi riconosciuti dalle principali associazioni di categoria. Di solito, i corsi di formazione per counselor richiedono sia lezioni di teoria che lezioni di esperienza pratica, che comprendono anche tirocini supervisionati.

Le associazioni professionali offrono non solo formazione, ma anche opportunità di aggiornamento professionale continuo, garantendo che i counselor mantengano elevati standard di competenza. Tra le principali funzioni di queste associazioni c’è anche la tutela degli utenti, che possono fare riferimento a queste organizzazioni in caso di comportamenti scorretti o inappropriati da parte dei professionisti.

Gli ultimi riconoscimenti della professione

Un grandissimo traguardo per tutti i counselor professionisti è stato raggiunto proprio quest’anno: a partire dal 1° gennaio 2025, il counseling ha ottenuto un codice ATECO specifico (88.99.01), che lo distingue ufficialmente dalle altre professioni. L’introduzione di un codice ATECO dedicato rappresenta non solo un riconoscimento formale, ma anche uno strumento concreto di legittimazione e valorizzazione del ruolo del counselor nella società contemporanea.

Questo cambiamento porta con sé numerosi benefici:

  • maggiore chiarezza rispetto alla natura e agli ambiti di intervento della professione,
  • trasparenza nei confronti dei clienti e delle istituzioni,
  • maggiore tutela sia per i professionisti, che potranno operare con un inquadramento più preciso, sia per i cittadini, che potranno affidarsi a servizi di counseling riconosciuti e regolamentati.

Se desideri avere maggiori informazioni sulla professione, ti invitiamo a scriverci o consultare le associazioni di categoria. Se hai bisogno di un supporto o di un accompagnamento, puoi trovare il counselor più adatto a te nella sezione “Trova un counselor”.